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Messaggio di avviso

Negli ultimi anni le comunità locali sono state sempre più emarginate dalle decisione che le riguardam. Ciò è causa di evidenti violazioni dei diritti dei cittadini ma anche di grandi sprechi. Le politiche di contenimento della spesa trattano le comunità come purii “centri di costo” e trascurano o, addirittura, ostacolano le miriadi di esperienzeche dimostrano la capacità di cittadini di produrre autonomamente risorse preziose (e non sostituibili) per il miglioramento dei servizi e per la salvaguardua del territorio.

Le segnalazioni ricevute dal Tribunale per i diritti del malato nell’ambito della salute, confermano che l’emarginazione è accompagnata da sostanziali riduzioni dei livelli di assistenza. Lo slogan “razionalizzare per dare di più spendendo meno” finora utilizzato per giustificare i tagli non ha avuto apprezzabili riscontri nella realtà. Le misure alternative quasi sempre sono vaghe e restano sulla carta. Le decisioni calate dell’alto, senza alcuna interlocuzione ragionevole, fanno sì che il conflitto – ingiustamente e immediatamente bollato come espressione di colpevole localismo - resti l’unica forma di confronto.

Cittadinanzattiva del Piemonte è impegnata da anni per contrastare questo processo di emarginazione. Nel 2014 abbiamo promosso la Carta dei diritti delle comunità locali, abbiamo istituito la Conferenza annuale “Sanità e comunità locali” dalla quale sono nate iniziative importanti come quella della Carta dei diritti al pronto soccorso e la valutazione partecipata della umanizzazione degli ospedali, stiamo lavorando alla costruzione di una rete della scuola e i nostri 22 centri di tutela presenti nel territorio, sostengono i diritti dei cittadini nella salute e nei servizi di interesse generale,

Il prossimo Congresso regionale del 9 aprile quindi può essere la sede per rilanciare con forza i quattro diritti fondamentali delle comunità locali:

  • Il diritto, delle organizzazioni civiche e degli enti locali ad essere ascoltati e presi sul serio dalle amministrazioni competenti progettare e attuare programmi sostenuti dalla valorizzazione delle risorse locali (cittadinanza, volontariato, professionisti, farmacie e servizi comunali) e di vedere accolte senza pregiudizi e, anzi favorite, la proprie iniziative,
  • Il diritto all’informazione tempestiva, completa, chiara e puntuale, sugli effetti previsti dalle politiche pubbliche nei territori ed in particolare:
    • sull’assetto dei servizi sociali e sanitari stabilito dai piani e dai programmi delle Regioni, delle aziende sanitarie e degli enti assistenziali (art. 14 del d.lgs 229/99);
    • sui provvedimenti per la prevenzione dei rischi civili e per l’organizzazione degli interventi in caso di calamità (a partire dai piani comunali previsti dalla legge 100/2012);
    • sugli standard di funzionamento dei servizi pubblici locali (trasporti, raccolta rifiuti, servizi idrici) previsti dalle normative sulle Carte dei servizi e sulla attuazione delle forme di controllo democratico (Dpcm 27/1/94 sui principi per l‘erogazione dei servizi pubblici);
    • sull’organizzazione degli asili nido e dei servizi per l’istruzione,
    • sull’attuazione dei Piani della trasparenza (d.lgs. 33/2013);
  • Il diritto alla valutazione, da parte dei cittadini e delle organizzazioni civiche, della corrispondenza dei servizi effettivamente svolti con gli standard dichiarati e, comunque, con la concreta tutela dei diritti dei cittadini; con l’obbligo delle amministrazioni competenti di concordare ed attuare i necessari piani di adeguamento;
  • Il diritto delle comunità locali ad intervenire affinché l’impiego degli eventuali risparmi generati dalle azioni sussidiarie e dalla mobilitazione delle proprie risorse, sia orientato al miglioramento concordato dei servizi locali.

Nell’ambito delle politiche della salute, ciò significa rinunciare alle manomissioni degli assetti istituzionali attuate negli ultimi anni con evidenti effetti negativi. E’ necessario coinvolgere tutti gli interlocutori, in primo luogo la cittadinanza attiva, per definire strategie efficaci per l’attuazione delle reti previste dal Piano sanitario regionale e per l’adozione dei Percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali per i malati cronici o non autosufficienti. Le comunità locali devono potere verificare nei propri territori, gli effetti delle politiche regionali con particolare riferimento all’assetto dei servizi di emergenza e urgenza, alla promozione delle cure domiciliari e alla realizzazione, in tutti i distretti, dei punti unici di accesso per la semplificazione dell’accesso ai servizi ed ai percorsi di diagnosi e cura per i malati complessi e per i malati cronici

Per quanto riguarda le politiche della scuola è indispensabile evitare che la soppressione delle province aumenti situazioni di incertezza istituzionale e favorisca invece un ampio coinvolgimento delle comunità locali e una più precisa responsabilizzazione delle direzioni scolastiche per la sicurezza degli edifici.

Nei servizi sociali la ripresa dei piani di zona della legge 328/00 può dare un contributo sostanziale al sostegno ai soggetti fragili, ferma restando, ovviamente. la necessità di recuperare i finanziamenti tagliati negli ultimi anni.